Roter Meier (Amaranthus lividus)

Tulsi, shiso, amaranto e altre piante: sette specie etnobotaniche per un giardino ricco di storie

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Etnobotanica e piante magiche / Commenti 0

Le piante etnobotaniche non sono semplicemente «specie particolari». Sono piante attraverso le quali si può leggere il modo in cui gli esseri umani hanno vissuto con la natura: che cosa mangiavano, con cosa insaporivano, che cosa usavano contro i disturbi e quali piante integravano nei loro rituali, nelle feste e nelle routine quotidiane. Proprio per questo sono così interessanti per il giardino. Non portano solo colore, profumo o raccolto, ma una storia d’uso.

Le sette piante di questo articolo non sono solo belle o esotiche. Ognuna di esse rappresenta un contesto culturale concreto: rituali domestici, cultura del tè, sapere medicinale, agricoltura d’altopiano, medicina delle spezie o antiche colture da seme. Ed è proprio questo a renderle così forti.

1. Tulsi - basilico sacro tra altare domestico, tè ed erba medicinale

Il tulsi è una pianta attraverso la quale si può comprendere molto bene che cosa significhi davvero etnobotanica. In molte tradizioni induiste, il tulsi non è soltanto utile, ma sacro. La pianta è associata a Vishnu e svolge un ruolo visibile nei rituali domestici. In molte famiglie non si trova tradizionalmente in un punto qualsiasi dell’aiuola, ma in una zona protetta presso la casa o nel cortile. Viene annaffiata, curata e venerata. Durante la festa Tulsi Vivah viene simbolicamente data in sposa a Vishnu - già questo mostra che il tulsi non è semplicemente un’erba da cucina, ma una pianta con una biografia religiosa.

Allo stesso tempo, il tulsi è una pianta quotidiana molto pratica. Le foglie vengono infuse fresche o essiccate come tè. Nella pratica ayurvedica e nella medicina popolare, il tulsi è tradizionalmente usato soprattutto in caso di raffreddori, tosse, stati febbrili, disturbi digestivi e per il rafforzamento generale. Proprio questo doppio ruolo è così interessante dal punto di vista etnobotanico: il tulsi non è o sacro o utile, ma entrambe le cose insieme.

In giardino questo significa che chi coltiva tulsi non coltiva soltanto una specie aromatica di basilico. Porta nell’aiuola una pianta che, nella sua regione d’origine, è allo stesso tempo pianta domestica, pianta rituale, erba da tè e pianta medicinale.

2. Shiso - pianta aromatica, erba medicinale e portatrice di profumo dell’Asia orientale

Lo shiso appartiene a quelle piante che troppo facilmente vengono liquidate come semplice «erba asiatica». In realtà, la pianta è radicata molto più profondamente in Giappone, Corea e Cina. Lo shiso viene consumato da moltissimo tempo, utilizzato a scopo medicinale e riconosciuto attraverso il suo profumo. Proprio questo è interessante dal punto di vista etnobotanico: alcune piante sono così importanti perché plasmano allo stesso tempo gusto, odore e sapere sulla salute.

In cucina, lo shiso viene usato in modo molto concreto: le foglie si mangiano fresche, si avvolgono intorno agli alimenti, si trasformano in sottaceti oppure si combinano con riso, pesce e carne. In Giappone le foglie verdi di shiso servono spesso come contorno aromatico, mentre le forme rosse sono tradizionalmente usate per colorare e aromatizzare prugne in salamoia e altre preparazioni. Nella medicina dell’Asia orientale, foglie e semi venivano inoltre usati tradizionalmente in caso di raffreddori, tosse, nausea e disturbi digestivi.

Per il giardino, lo shiso è quindi più di una graziosa verdura a foglia. La pianta rappresenta una cultura alimentare in cui aroma e medicina non erano separati rigidamente. Chi coltiva shiso non ha davanti a sé solo un’erba aromatica, ma una pianta che nella sua area d’origine viene letta da lungo tempo come pianta da cucina e pianta medicinale insieme.

3. Amaranto - pianta alimentare quotidiana, non solo un nome di tendenza

Oggi l’amaranto viene spesso ridotto ai semi, al «superfood» o alle forme ornamentali colorate. È una visione troppo limitata. Sotto il nome amaranto si trovano piante molto diverse con una lunga storia d’uso. Nel nostro assortimento è presente, con il farinello rosso, una forma utilizzata per le foglie, ed è proprio questo a essere particolarmente interessante dal punto di vista etnobotanico. Molte specie di amaranto, infatti, erano e sono soprattutto verdure a foglia.

Il fascino etnobotanico qui non sta in una spettacolare storia rituale, ma al contrario nella quotidianità. L’amaranto è stato usato in diverse regioni come pianta alimentare robusta, perché cresce rapidamente, produce molta massa fogliare e prospera in modo affidabile nelle estati calde. Piante di questo tipo compaiono spesso là dove le persone dipendono da colture alimentari adattabili e poco complicate. Le giovani foglie venivano cotte, stufate o utilizzate come gli spinaci.

Proprio questo rende l’amaranto così prezioso per un giardino etnobotanico. Mostra che le piante culturalmente importanti non devono sempre essere sacre, rare o misteriose. A volte sono proprio le verdure a foglia più discrete quelle in cui si possono leggere con particolare chiarezza il sapere alimentare, la trasmissione dell’esperienza e la cultura culinaria regionale.

4. Yauhtli - dragoncello messicano come pianta da tè, profumata e rituale

Lo yauhtli, chiamato anche dragoncello messicano, è un esempio particolarmente efficace di pianta che svolge contemporaneamente più ruoli culturali. Profuma in modo dolce e anisato, veniva bevuto come infuso, usato a scopo medicinale e allo stesso tempo inserito in contesti rituali. Proprio piante di questo tipo sono estremamente interessanti dal punto di vista etnobotanico, perché non sono limitate a un solo uso.

In Messico lo yauhtli veniva tradizionalmente utilizzato, tra le altre cose, come infuso aromatico. Il tè preparato con foglie e fiori veniva impiegato contro raffreddori, febbre, disturbi gastrointestinali e altri disturbi quotidiani. Inoltre, la pianta aveva anche un ruolo come pianta da fumigazione e rituale. Si racconta, ad esempio, che venisse bruciata in cerimonie religiose e in casa al posto dell’incenso. È un esempio molto bello di come profumo, sapere medicinale e rituale si intreccino.

Per il giardino, lo yauhtli è quindi un vero tesoro. Si ha a che fare con una pianta che non è solo aromatica e decorativa, ma porta con sé un intero insieme di uso come tè, sapere medicinale e risonanza cerimoniale. Proprio questo la rende una delle specie etnobotaniche più forti dell’assortimento.

5. Cumino nero - spezia e medicina in forma di seme

Il cumino nero è una pianta la cui profondità etnobotanica viene facilmente sottovalutata, proprio perché i suoi semi sono familiari a molti. Si conoscono dal pane piatto, dalle miscele di spezie o dalla fitoterapia. Eppure, in molte regioni dell’Asia occidentale, del Nord Africa e del mondo di cultura islamica, i semi di cumino nero non sono mai stati soltanto un ingrediente da cucina. Appartenevano anche a contesti di cura.

Tradizionalmente semi e olio venivano utilizzati per disturbi molto diversi, in particolare per problemi digestivi, raffreddori, disturbi mestruali e del puerperio, nonché per favorire la produzione di latte. Il fatto che la pianta insaporisca e al tempo stesso venga usata a scopo medicinale è molto tipico dal punto di vista etnobotanico. Molte piante aromatiche, infatti, non erano soltanto responsabili del gusto, ma facevano parte di un sapere quotidiano del corpo.

In giardino, il cumino nero ha quindi molto senso. La pianta è bella, facile da comprendere e apre subito l’accesso alla domanda su quanto strettamente spezia e rimedio fossero un tempo legati. È un ottimo esempio del fatto che l’etnobotanica spesso comincia in cucina.

6. Quinoa - antica pianta alimentare delle Ande

Per molte comunità dell’area andina, la quinoa non era un contorno particolare, ma un alimento di base. La pianta veniva coltivata da millenni negli altopiani e apparteneva alle colture importanti dei gruppi inca, aymara e quechua. Proprio nelle zone d’alta quota delle Ande questo era decisivo, perché la quinoa prospera anche là dove altre piante alimentari sono molto più difficili da coltivare.

L’utilità era molto concreta: i semi venivano raccolti, essiccati, conservati e usati come alimento nutriente. La quinoa poteva essere cotta, trasformata in pappe o ulteriormente lavorata in farina, diventando così una pianta da dispensa affidabile per la vita quotidiana. Dal punto di vista etnobotanico, questo è particolarmente interessante perché la quinoa non era legata a un singolo scopo, ma faceva parte di un intero sistema alimentare - adattato al clima, al paesaggio e all’esperienza agricola degli altopiani andini.

In giardino, la quinoa non racconta quindi semplicemente la storia di un moderno superfood. La pianta rappresenta piuttosto un antico sapere d’altopiano, un’agricoltura adattata al luogo e la domanda su quali piante coltivate siano state davvero in grado di nutrire le persone per lungo tempo. Chi coltiva quinoa non porta quindi nell’aiuola solo una specie decorativa e produttiva, ma una pianta con un significato storico-culturale molto concreto.

7. Chia - pianta da seme nutriente con una lunga storia

Per gli Aztechi, la chia era una coltura importante con un’utilità molto pratica. I semi venivano consumati, trasformati in bevande e pappe, e apprezzati come alimento ben conservabile. Proprio questi semi erano di grande valore nelle società preispaniche, perché fornivano nutrimento concentrato e si conservavano e trasportavano facilmente. La chia non era quindi un semplice accompagnamento, ma parte di un approvvigionamento quotidiano funzionante.

Oggi la chia viene spesso percepita solo come un moderno prodotto salutistico. Dal punto di vista etnobotanico, però, è molto più interessante il fatto che la pianta avesse già molto prima di questa tendenza un ruolo stabile nell’agricoltura e nell’alimentazione. In giardino, la chia ricorda che dietro molti prodotti apparentemente nuovi si trovano piante coltivate molto antiche con una concreta storia d’uso.

Un giardino pieno di storie comincia con buone domande

Queste sette piante mostrano forme molto diverse di significato etnobotanico. Il tulsi rappresenta il legame tra rituale domestico e cura. Lo shiso unisce gusto e sapere medicinale. L’amaranto racconta di una sicurezza alimentare vicina alla quotidianità. Lo yauhtli mette insieme profumo, tè e rituale. Il cumino nero mostra come le spezie diventino rimedi. Quinoa e chia ricordano che dietro le moderne piante di tendenza si nascondono spesso colture molto antiche.

Un giardino etnobotanico non è quindi semplicemente un’aiuola con «piante esotiche». È un luogo in cui le piante tornano a essere visibili come portatrici di cultura. Proprio questo rende tali specie così interessanti: non offrono solo raccolto, ma materia per comprendere.